La fabbrica dei sogni

V. Sguardi intensi, carichi di passione. Le sue mani sul mio viso, abbraccio il corpo snello, lo percorro con un dito. Baci lunghi e perfetti. SVEGLIA. La suoneria del cellulare mi riporta alla realtà. Sono le 8:25 di una Domenica mattina, ho ancora tempo prima di andare al lavoro. Mi crogiolo un po’ di più nel ricordo, faccio discorsi immaginari con l’uomo che desidero ma a cui non ho il coraggio di dire nulla. E soprattutto che non è accanto a me. Non lo è mai stato, ma io lo immagino proprio lì, che mi guarda e mi parla. Ci vuole un attimo, e aggrotto le sopracciglia: ma che cavolo ho sognato stanotte? Ricordo vagamente una sensazione di malessere, il sangue, il sesso. L’elaborazione fantasiosa delle mie notti passate da sola nel letto dell’appartamento in affitto dove ormai abito da quattro anni potrebbe essere un best seller, se solo fossi in grado di scriverlo. D’altronde lo dicono tutti: sangue e sesso, ricetta perfetta per vendere o fare ascolti. Dovrei solo omettere che il sangue che sogno, spesso e volentieri, è quello delle mie mestruazioni. Di solito un presagio che mi stanno per venire. Dubbiosa prendo il cellulare in mano, apro l’app – ormai ce n’è una per ogni evenienza, come sfuggire alla tentazione di sostituire quella che con un adorabile coniglietto mi avvisa di quanto sono regolare o meno per tornare al vecchio caro calendario?  – e controllo: mancano ancora nove giorni, è presto. Ma è già tardi per alzarsi. Mi fiondo in cucina, con una mano prendo il latte dal frigo, con l’altra i biscotti. E’ tardi, tardi, tardi. Arriverò a riunione iniziata. Mi scapicollo ma vorrei solo fermarmi un attimo e ricordare. Cosa cavolo ho sognato stanotte?

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